Le “Fave di Carpino”

La fava di Carpino è una cultivar autoctona, seminata solo nel nostro territorio e si contraddistingue dalla fossetta posta nella parte inferiore. Fin dal passato è considerata la “carne dei poveri” poiché è molto ricca di proteine e Sali minerali; inoltre è un legume che contiene L-dopa, il precursore della dopamina usata nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson.

Fino agli anni ‘60/’70 venivano coltivate nella Piana di Carpino alternate con il grano poiché la fava arricchisce il terreno di azoto. A quei tempi arrivavano i “compratori” dal barese e le acquistavano in blocco a basso prezzo finché i coltivatori valutarono che economicamente non era producente fare tanto lavoro e allora crearono in quei terreni degli uliveti. Nella mia famiglia però, grazie a mio padre Carlo che la coltivava per uso famigliare, questo legume è continuato ad essere prodotto evitando così che andasse del tutto estinto.

Nel 2002, la Fava di Carpino diventa PRESIDIO SLOW FOOD (progetti per piccole produzioni a rischio di estinzione meritevoli di essere tutelate) e così venne ripresa la coltivazione del seme. All’inizio la coltivazione era scarsa, ma oggi essendo più conosciuta e le richieste aumentate a livello nazionale è aumentata la superficie di coltivazione.

A gennaio 2014, l’Ufficio Presidi Slow Food mi chiese dei campioni che mandai prontamente senza chiedere spiegazioni. Qualche mese dopo, un’azienda chiamata ARGOTEC mi ordinò un certo quantitativo di Fave di Carpino. A fine ottobre andai ad esporre al Salone del Gusto e andai ad assistere ad un convegno dove scoprii cosa era successo: Slow Food aveva chiesto campioni di tutti i legumi Presidi Slow Food italiani e, dopo averli testati, analizzati e comparati, aveva scelto quattro legumi (Fava di Carpino, Cece nero della Murgia Carsica, Lenticchia di Ustica, Piattella Canavesana) come ingredienti principali di una zuppa che sarebbe stata consumata dall’astronauta Samantha Cristoforetti nella Stazione Spaziale Orbitante.

Nel 2015, sono stato selezionato dal CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) di Bari per un progetto, chiamato “SavegraInPuglia”, volto alla conservazione in situ di graminacee in seguito al quale mi è stato consegnato un attestato di Agricoltore Custode delle Varietà Locali di Puglia.


Servizi

Parlano di noi

Fave di Carpino (FOGGIA) , Azienda Cannarozzi – RAI 1 “Occhio alla spesa” 1 maggio 2012

Azienda Agrituristica Cannarozzi BIT MILANO 2013 da Carpino (Gargano-Puglia)

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